Ucciso un altro russo: tensione alle stelle tra Londra e il Cremlino



Glushkov trovato morto come il suo amico Berezovsky. Merkel, Macron e Trump in campo

Roberto Fabbri

Sarà una coincidenza, ma la premier britannica aveva finito di pronunciare da poche ore il proprio duro discorso in Parlamento contro Mosca per il tentato omicidio col gas nervino dell’ex spia russa Sergei Skripal («Non tollereremo tentativi di assassinio sul suolo britannico», aveva scandito Theresa May) che un altro rifugiato eccellente russo inviso a Putin è stato rinvenuto cadavere.

Nikolai Glushkov, 68 anni, era un ex oligarca, conosciuto per essere stato molto vicino a Boris Berezovsky, a sua volta trovato morto in circostanze poco limpide esattamente cinque anni fa nella villa della sua ex moglie nella campagna inglese. I familiari hanno trovato Glushkov senza vita a casa sua a Londra lunedì sera a tarda ora e la figlia ha denunciato segni di strangolamento. Il caso è stato affidato all’antiterrorismo.

Glushkov non era uno qualunque. Negli anni Novanta aveva lavorato per Berezovsky, e quando questi era caduto in disgrazia presso Putin ed era fuggito in Inghilterra lui era stato condannato a cinque anni di prigione per frode e riciclaggio di denaro. Liberato nel 2004, ottenne asilo politico nel Regno Unito. Nel 2011 aveva testimoniato a favore del suo amico Berezovsky nella causa che questi aveva intentato contro Roman Abramovich, il più noto degli oligarchi vicini a Putin trapiantati in Inghilterra. Soprattutto, Glushkov si era segnalato per aver apertamente contestato il verdetto di suicidio di Berezovsky, che era stato trovato impiccato. Per mesi aveva continuato a investigare sul caso e ripeteva che «stanno accadendo troppi casi di morte di rifugiati russi», sostenendo anche di disporre di «fatti nuovi».

Tornando al caso Skripal, la giornata di ieri è trascorsa in tesi scambi polemici tra i governi di Londra e di Mosca, mentre le lancette dell’orologio correvano verso la mezzanotte, ora di scadenza dell’ultimatum posto dalla May alla Russia. Il Cremlino, con toni di crescente irritazione («È una sporca manovra britannica per screditarci»), ha continuato a smentire ogni suo coinvolgimento nel caso Skripal. Mosca ha sfidato Londra, proponendo indagini congiunte e chiedendo di ricevere campioni del nervino usato a Salisbury. L’offerta è stata respinta.

Il Cremlino ha anche anticipato che ignorerà l’ultimatum della May, con la conseguenza che oggi a Londra si terrà l’annunciata riunione parlamentare per decidere come sanzionare la Russia. Il governo non pare intenzionato a limitarsi alle misure già annunciate (revoca della licenza nel Regno Unito alla tv Russia Today e all’agenzia di notizie statale Sputnik, considerate strumenti di propaganda del Cremlino, espulsione di diplomatici e «informatori» russi, boicottaggio dei mondiali di calcio in Russia e blocco dei beni degli amici di Putin): sembra in arrivo anche una campagna di cyberattacchi con la supervisione del ministero della Difesa, che metterebbe nel mirino i computer del Cremlino e i siti web che fanno circolare fake news. Una mossa decisa e dura, ma in fondo nient’altro che una risposta a ciò che Mosca fa da tempo contro l’Inghilterra e non solo.

La May intanto incassa il sostegno di Parigi e Berlino, mentre il presidente americano Trump minaccia Mosca di «conseguenze» se Londra non riceverà i chiarimenti richiesti sul tentato omicidio di Skripal.

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Updated: 14 marzo 2018 — 9:05
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