Striscia di Gaza, Hamas accetta il cessate il fuoco con Israele che, però, non conferma



A dare un contributo decisivo alla tregua tra Hamas e Israele l’intervento dell’Egitto. Gerusalemme non conferma e anzi, secondo una fonte politica, “si riserva la libertà di operare”

Un cessate il fuoco dopo giorni di scontri e violenze. La tregua con Israele è stata annunciata così dai gruppi militanti palestinesi nella Striscia di Gaza. I movimenti, tra cui Hamas, hanno diffuso una dichiarazione congiunta affermando che rispetteranno la cessazione delle ostilità fino a quando anche Gerusalemme lo farà. “Gli sforzi dell’Egitto“, si legge nel comunicato, “hanno permesso di arrivare a un cessate il fuoco tra la resistenza e il nemico sionista. E la resistenza lo rispetterà fino a quando il nemico sionista lo rispetterà“. Da parte israeliana, nessun risposta pubblica ufficiale. Anche se una fonte politica avrebbe comunque avvertito che lo Stato ebraico “si riserva la libertà di operare“, sottolineando che la risposta sarà determinata “dagli sviluppi sul terreno“. Il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, in un altro comunicato avrebbe espresso la sua contrarietà nel porre fine ai raid contro l’enclave. Sulla sua stessa linea, Naftali Bennet, ministro dell’Istruzione che, durante una riunione d’emergenza di gabinetto di sicurezza, si sarebbe espresso contro la tregua con Hamas.

Domenica di sangue

Negli scontri delle ultime ore, i più feroci dal 2014, avevano perso la vita sette palestinesi nell’enclave sotto il blocco israeliano. Le violenze si erano acuite già domenica, con un’operazione delle forze speciali israeliane nella Striscia che, però, era fallita, lasciando diverse vittime. Nel frattempo, circa 400 razzi e colpi di mortaio esplodevano nei territori, ferendo 27 persone, di cui tre in modo grave.

Le motivazioni di Hamas

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, Hamas (che gestisce l’area assediata di Gaza) avrebbe accettato la tregua “per riavviare la situazione” che, invece, “ha prevalso fino all’ultima escalation militare“. In precedenza, un funzionario del gruppo palestinese, Ismail Haniya, aveva fatto sapere che il movimento sarebbe stato pronto a tornare a un accordo di cessate il fuoco solo se Israele avesse “fermato la sua aggressione” ai territori. L’agenzia di stampa palestinese, Shebab, aveva anche riferito che alcuni edifici civili, il canale televisivio Al-Aqsa e l’hotel Al-Amal erano stati presi di mira dagli attacchi israeliani.

Il conflitto senza fine

Il territorio di Gaza, che conta oltre due milioni di persone, è soggetto a un blocco imposto dallo stato d’Israele da circa 11 anni. Da molti definito un vero e proprio assedio, l’occupazione avrebbe limitato il movimento della popolazione palestinese dentro e fuori l’area. Israele aveva ritirato le sue truppe e i suoi coloni dal perimetro nel 2005 ma ha mantenuto uno stretto controllo delle sue frontiere, terrestri e marittime, riducendo, di molto, lo sviluppo economico della regione. Gerusalemme e Hamas hanno combattuto tre guerre da quando il gruppo ha preso il controllo di Gaza, dopo aver vinto le elezioni nell’enclave nel 2006. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, tra le vittime dell’ultimo conflitto, si conterebbero più di 2.000 palestinesi e 73 israeliani. Per la maggior parte, soldati.

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Updated: 13 novembre 2018 — 20:12
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