Spagna, spunta il tesoretto di re Juan Carlos in Svizzera



MADRID – Quasi 4 anni dopo il discorso di insediamento davanti alle Camere, le promesse di trasparenza e di rinnovamento della monarchia fatte da Felipe VI finiscono nel nulla, a detta del quotidiano spagnolo on line Publico. La presidenza del Congresso dei deputati ha liquidato come irricevibile la batteria di interrogazioni sulle finanze della corona e del re emerito Juan Carlos, padre dell’attuale sovrano, presentate dai deputati di Izquierda Unida, Miguel Angel Bustamante e dal leader Alberto Garzon. Mentre il Cis (Centro sociologico statale) ha da tempo cancellato dai sondaggi le domande sul gradimento della monarchia, solo una scarsa  trasparenza è garantita dall’audit delle finanze reali istituito dal governo nel 2013 per legge dal governo Rajoy. Citando stime di Forbes, Publico valuta «l’incalcolabile fortuna di Juan Carlos» in 1,8 miliardi di euro, di cui il patriarca dei Borboni disporrebbe in Svizzera, accumulati nei decenni grazie agli affari internazionali sul petrolio avviati nel post franchismo, quando fu designato nel 1977 da Francisco Franco come successore.  Business prosperati anche durante la relazione intima con l’aristocratica tedesca Corinna Zu Sayn-Wittgestein: secondo il quotidiano, grazie ai floridi affari – fra gli altri – con la compagnia petrolifera Lukoil «valutati intorno ai 30 milioni di euro in contanti».

Il tesoretto di Juan Carlos sfiorerebbe, dunque, i due miliardi di euro «quando l’assegnazione da parte dei bilanci generali dello Stato durante il suo regno ammonta a 320 milioni di euro», rileva il deputato Bustamante. «E non conosciamo nemmeno le partite indirette che arrivano alla Casa reale, come quelle che hanno a che vedere con la sicurezza, il Patrimonio, i viaggi ufficiali, etc.», aggiunge. Economisti citati dalla tv La Sexta (Mediapro) sostengono che il costo della monarchia per gli spagnoli si aggiri sui 50 milioni l’anno, se si includono le spese di viaggi ufficiali, ricevimenti, conservazione e manutenzione dei beni del Patrimonio nazionale, attualmente a carico del bilancio della presidenza.  

Dopo l’abdicazione forzata di Juan Carlos – all’epoca dello scandalo della caccia all’elefante in Botswana, seguito a quello per corruzione che ha travolto il marito della secondogenita Cristina, Iñaki Urgandarin – avvenuta nel giugno 2014 a favore del figlio Felipe VI, la monarchia sembrava avviata su un nuovo corso. Il quarantenne sovrano si è posto come obiettivo principale recuperare la credibilità  e l’immagine perduta di un’istituzione che vuole esemplare: «onesta, integra e trasparente». E, come primo atto ufficiale, la Casa reale annunciò l’audit annuale dei conti della corona. Ma, denunciano i deputati di Izquierda Unida, confederata con Podemos, la normativa vigente «alimenta l’opacità», poiché «è centrata sulle amministrazioni pubbliche» dello Stato.

Gli stipendi regali sono noti: nel 2017 re Felipe ha ricevuto 236mila euro annui, il monarca emerito Juan Carlos 189mila euro, 130mila Letizia, la regina consorte, e 106mila la regina madre Sofia. Come lo scorso anno, anche nel 2018 il bilancio della Casa reale sarà di 8 milioni di euro. Di questi, la metà sono stati dichiarati come spese del personale, il 36% è andato via in spese correnti di beni e servizi e 8,5% in appannaggi ai membri della Casa del Re. Tuttavia, a differenza delle altre famiglie reali europee, quella spagnola non è obbligata a dettagliare le spese. 


Martedì 17 Aprile 2018, 20:34 – Ultimo aggiornamento: 17-04-2018 20:34
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Updated: 17 aprile 2018 — 20:55
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