Siria, adesso Mattis frena: "Non vogliamo intervenire"



Il Segretario alla Difesa: “Gli Stati Uniti non hanno intenzione di intervenire nella guerra civile siriana ma non si può permettere che la situazione vada avanti così”

Il capo del Pentagono, James Mattis, ora frena e, davanti alla Camera dei rappresentanti del Congresso, dice: “Gli Stati Uniti non hanno intenzione di intervenire nella guerra civile siriana ma non si può permettere che la situazione vada avanti così“. Un’affermazione che ferma le ale più interventiste degli Stati Uniti d’America che, in questi anni, hanno sì interferito nella guerra siriana (non dimentichiamo l’ambasciatore Ford che passeggia ad Hama, sotto una pioggia di rose, circondato dai ribelli).

Gli Stati Uniti temporeggiano e il motivo è semplice: si deve “evitare un’escalation fuori controllo“. Il rischio di un confronto con la Russia di Vladimir Putin (e con l’Iran) è alto e non ci si può permettere passi falsi. Mattis ha inoltre sottolineato che l’obiettivo principale degli Stati Uniti è quello di “sconfiggere l’Isis“.

Lo stesso presidente americano oggi è sembrato tornare sui suoi passi: “Mai detto quando avrebbe avuto luogo un attacco alla Siria. Potrebbe essere molto presto oppure no“.

Val la pena sottolineare che lo stesso Mattis, qualche mese fa, aveva fatto sapere che gli Stati Uniti non sono ancora in grado di identificare i colpevoli dell’attacco chimico di Khan Shaykhun, compiuto oltre un anno fa.

Mattis: “Stiamo cercando le prove”

Mattis non mette in discussione l’attacco chimico a Douma, ma dice che gli Usa stanno ancora “cercando le prove“. Quest’affermazione del capo del Pentagono smentisce Macron che, proprio oggi, aveva detto di possedere le prove della colpa di Bashar al Assad. L’intelligence di Parigi non parla con quella di Washington? Oppure il presidente francese ha bluffato?

Le parole di Mattis dimostrano una cosa: nessuno sa con certezza ciò che è successo a Douma. Una condizione, quella di sapere chi ha colpito e perché, necessaria per condurre o meno un attacco alla Siria. Che, val la pena ricordarlo, potrebbe aprire tragici scenari non solo in Medio Oriente. Ma in tutto il mondo.

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Updated: 12 aprile 2018 — 18:28

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