Quella frase racconta il mondo juventino



Max Allegri che sbraita contro un suo giocatore (Bernardeschi?), reiterando a pieni mantici il bisillabo che ogni maschio alfa ha nella testa ancora prima che nelle gambe (“Cazzo! Devi fare gol! Non siamo alla Fiorentina qui!!!”), un tantino sprezzante va detto, ha di sicuro fomentato l’atavica repulsione per il bianconero dei fiorentini ma ha il merito di raccontare il mondo Juve più di qualunque occhiuto saggio di duemila pagine. Sintetizzabile nel seguente pentalogo: 1) Non eri nessuno prima di essere Juve e tornerai ad essere nessuno dopo. Cenere eri e cenere sarai. Del miserabile ego che ti precede fai carta da camino. 2) Capiente o limitato che sia, il tuo teschio diventerà la coppa in cui berrà finché vorrà la tua Signora e Padrona.

3) Da qui in poi vincere è la tua unica, sola missione. Non conoscerai sazietà, nausea, stanchezza. Tutto quello che hai vinto fino a oggi vale zero. Da juventino sei nella meravigliosa condanna della ripetizione. 4) Vivi la tua storia alla Juve come fosse un assoluto, come fosse eterna, come fosse l’ultima. Nulla e nessuno ti potrà fuorviare. La Juve è la tua Patria. Niente esiste al di fuori della Juve. 5) “Perché noi siamo noi e voi non siete un cazzo”, per chiudere con il bisillabo che imparenta il Conte Max al Marchese del Grillo. Calarsi nella maglia della Juve equivale a un lungo, incessante rito d’iniziazione, che inizia sempre e non finisce mai. Qualcosa che sta tra i Cavalieri Templari e Scientology.

La storia della Juve, la sua tradizione, il suo marchio di ieri e di oggi e di sempre sono l’eterno plagio attivo che trasforma nel corpo e nella psiche il nuovo arrivato. Lo stesso Allegri e lo stesso Bernardeschi, esempi illuminanti tra i tanti: due mammolette prima e due Robocop dopo. Ogni juventino è allo stesso tempo l’oggetto della mutazione e il soggetto che si fa parte attiva della mutazione dei nuovi. La trasmissione dei codici Juve è inesorabile. Non conosce eccezioni. Prendi il disastroso twitter ufficiale Juve a proposito di Cristiano Ronaldo. Uscito malissimo da non so quale nido d’aquila. Peggio non si poteva fare. Un suicidio mediatico che combina pochezza linguistica a grossolanità di pensiero, al confine dell’amoralità. Ma, il messaggio, quello, è sempre lo stesso: che ci frega dell’eventuale cattivo Cristiano di ieri quando abbiamo a che fare con l’esemplare Cristiano di oggi. L’unico riconoscibile.

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Updated: 6 ottobre 2018 — 8:45
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