Premi, torture e segreti di Gina. La prima donna capo della Cia



La Haspel promossa al vertice dell’agenzia di spionaggio Decorata da Bush, fu accusata di violenze sui detenuti

N elle poche foto disponibili sembra una tranquilla maestrina di campagna sessantenne, ma in realtà, Gina Cheri Haspel, la prima donna a capo della Cia è una super spia da oltre 30 anni. Tutti la dipingono come una «signora delle torture», per i metodi aggressivi di interrogatorio dei terroristi di Al Qaida. In pochi evidenziano che dopo essere entrata a Langley nel 1985, a 29 anni, è diventata una specialista delle operazioni clandestine. Gran parte della sua attività nella Cia l’ha vissuta sotto copertura con numerosi incarichi all’estero dalla Guerra fredda a quella del Golfo. Per stessa ammissione dell’intelligence è stata al comando delle stazioni dell’agenzia nelle più delicate capitali straniere.

Di questa attività da super spia si sa molto poco per ovvi motivi di segretezza. Sicuramente ha prestato servizio all’ambasciata di Londra ricevuta dalla regina Elisabetta lavorando fianco a fianco con i «cugini» dell’intelligence inglese. Haspel è una veterana che ha lasciato tracce in Etiopia, fra i primi incarichi nel 1988, ma sembra anche ad Istanbul e Vienna. E nella sua lunga carriera di agente sotto copertura ha reclutato diverse spie straniere, come sostengono gli estimatori.

Inevitabile che la guerra al terrore, dopo l’11 settembre, diventasse il suo campo di battaglia. Si è guadagnata la fama da dura come responsabile del centro di interrogatorio segreto della Cia in Thailandia, nome in codice «Occhio di gatto». Nel 2002 ha coordinato gli interrogatori dei due terroristi sauditi di Al Qaida, Abd al-Rahim al-Nashiri e Abu Zubaydah. Il primo catturato a Dubai e il secondo in Pakistan. Zubaydah è stato sottoposto al waterboarding, una specie di tortura che simula l’affogamento, per 83 volte in un solo mese. I prigionieri hanno subito la privazione del sonno e venivano chiusi in casse metalliche. A Zubaydah hanno sbattuto la testa contro il muro, durante gli interrogatori, facendogli perdere un occhio.

Nonostante le critiche, una volta rientrata in patria, Haspel è stata decorata dal presidente George Bush, per il suo servizio al Paese, con le più alte onorificenze. Ed è rimasta all’agenzia anche nel periodo di Barack Obama nonostante le bordate di alcuni esponenti democratici. La dura con la faccia da maestrina ha continuato a fare carriera nei reparti clandestini come il Servizio di intelligence all’estero per le operazioni segrete. L’unico intoppo è stata la distruzione dei video dei discussi interrogatori della Cia in Thailandia, che Haspel ha ordinato quando era nello staff del Centro antiterrorismo.

Il presidente Donald Trump l’ha nominata nel febbraio dello scorso anno a numero due della Cia sotto la direzione di Mike Pompeo. Qualche mese dopo, in Germania, un’organizzazione dei diritti umani ha inutilmente richiesto alla procura federale un mandato di cattura intestato ad Haspel per le «torture» nella base segreta della Cia in Thailandia.

Pompeo, il direttore uscente che assumerà l’incarico di Segretario di Stato ha descritto Gina come «un’esemplare ufficiale dell’intelligence, una patriota con oltre 30 anni di esperienza nell’agenzia. Una leader dalla misteriosa abilità nel fare le cose, che ispira chi lavora attorno a lei». La nomina di Haspel verrà contestata da molti e dovrà passare le forche Caudine del Senato. Operazione delicata, ma la super spia avrà già studiato le contromosse per non lasciarsi sfuggire la storica occasione di essere la prima donna a dirigere la Cia.

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Updated: 14 marzo 2018 — 9:04
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