Pompeo, l'uomo che non si fida di Putin



Da Wikipedia

Mike Pompeo in politica estera è un falco, soprattutto sull’Iran, che definisce “il più grande stato al mondo sponsor del terrorismo”. Ha conquistato la fiducia di Trump grazie ai suoi 14 mesi dlla guida della Cia

Il nuovo capo della diplomazia americana è Mike Pompeo. Trump lo ha nominato segretario di Stato al posto di Rex Tillerson. Come può essere definito il nuovo ministro degli Esteri Usa? Una cosa la sappiamo di sicuro: negli ultimi mesi il presidente gli ha affidato moltissimi dossier, chiedendogli spesso consigli non solo su tematiche di sicurezza, ma anche su altri temi dell’agenda politica. Dopo 14 mesi alla guida della Cia Trump ha deciso di affidargli una poltrona chiave della sua amministrazione.

In politica estera Pompeo può essere definito un “falco”, soprattutto su alcuni dossier, a partire da quello su Teheran. E con questa affermazione si capisce ciò di cui stiamo parlando: “L’Iran è il più grande stato al mondo sponsor del terrorismo”. Rispetto a Tillerson è sempre stato molto più duro sulla Russia, di cui ha riconosciuto le interferenze negli Usa e il cui leader, Vladimir Putin, considera “pericoloso”. Anzi, proprio sulle presunte interferenze russe sulle elezioni americane ha manifestato, in passato, la propria linea in contrasto con ciò che ha sempre affermato la Casa Bianca. Gli analisti sono convinti però su una cosa: è soprattutto sulla Corea del Nord che Pompeo ha saputo creare un feeling particolare con Trump. Basti pensare che Tillerson neanche era a conoscenza della decisione del presidente di incontrare Kim Jong-un.

Prima di entrare in politica Pompeo ha fatto l’avvocato, dopo essersi brillantemente laureato in legge ad Harvard ed aver fatto il cadetto a West Point (particolare, questo, apprezzatissimo da Trump). In seguito è diventato imprenditore nel settore aerospaziale.

Cinquantaquattro anni, origini italiane (sua nonna paterna era figlia di emigranti arrivato negli Usa dall’Abruzzo), per tre volte è stato eletto deputato in Kansas con i Repubblicani, grazie anche al forte sostegno del movimento dei Tea Party. All’inizio della corsa delle primarie repubblicane Pompeo sosteneva Marco Rubio, senatore della Florida. Poi, però, si è schierato con Trump (anche per gli ottimi rapporti con Mike Pence) da cui però non esitò a prendere le distanze quando scoppiò la polemica per le frasi sessiste del tycoon. Sostenuto dalla lobby delle armi (National Rifle Association), Pompeo è contro l’aborto, pratica che vorrebbe mettere fuorilegge tranne che in un caso (quando la madre rischia di morire). Schieratosi contro la chiusura del carcere di Guantanamo, destò scapore quando, dopo aver visitato la prigione, disse che “molti dei prigionieri sono ingrassati”.

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Updated: 13 marzo 2018 — 19:53
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