nulla succede per caso, parola del suo showrunner


È basata un solo episodio della stagione due di Legion per far ribaltare nuovamente la vita di David (Dan Stevens): la scoperta del luogo di origine della sfera, un certo messaggio sconcertante e un anno passato in un giorno sono solo alcuni degli ingredienti di una stagione che si è presentata in modo perfino più spiazzante della prima.

Collider è andato a intervistare il suo creatore Noah Hawley, anche showrunner di Fargo, che come forse saprete per Legion si è basato sul fumetto omonimo di Chris Claremont e Bill Sienkiewicz.

Niente per caso




Dall’ossessivo battito dei denti ai surreali numeri di danza che simboleggiano combattimenti, non pensate nemmeno per un momento che per Hawley si tratti di creare solo immagini visionarie: tutto ha uno scopo ben preciso.

Ma un aspetto che lui trova interessante è l’interpretazione che ognuno dà a ciò che sta vedendo. Ogni spettatore vede una cosa diversa ed è questo che lui vuole approfondire.

Chiarezza

Se c’è una cosa che le emittenti chiedono agli autori è chiarezza e Hawley ammette di avere ricevuto indicazioni in cui gli si chiedeva di essere più chiaro nella narrazione.

Ma, a suo modo, questo è ciò che lui vuole: il pubblico deve avere ben chiaro chi sono i personaggi, dove sono, cos’è la Divisione 3. Per un motivo ben preciso, vuole che vedano ciò che lui vuole fargli vedere, facendo loro pensare “questo è interessante”. Hawley vuole giocare con i pensieri degli stessi spettatori.

Non a caso, pensa che in questo Legion veda la sua unicità: entra nella testa dei personaggi, ci fa vedere i loro ricordi e quindi cosa li ha resi chi sono.

Nessun piano




L’autore ammette di non avere avuto un piano in mente per la stagione due quando aveva finito la prima. Arrivando da una serie antologica come Fargo, non aveva mai considerato nemmeno il concetto di seconda stagione, anche se guarda molte serie a base di lunghi archi narrativi.

Ma la sfera era un mistero da risolvere e lui voleva che la soluzione fosse legata ai personaggi, moralmente e emozionalmente interessante.

L’amore come condizionamento

Anche in questo caso, la storia tra Syd (Rachel Keller) e David doveva essere qualcosa di più della classica e banale storia d’amore. David si trova su un percorso, sta cercando di capire le cose, e potrà prendere un percorso buono o uno cattivo. Ciò che lo mantiene sulla giusta rotta è il suo amore per Syd, ma le relazioni sono complicate, soprattutto ora che lui è stato via per tutto quel tempo e forse lei non si fida più così tanto di David.

Per cui questo percorso è legato alla loro relazione e questo alza la posta in gioco, se può salvare il mondo salvando il loro rapporto, allora diventa chiaro cosa deve fare.

I due episodi in più




Questa stagione è composta di dieci episodi invece di otto, e lo showrunner racconta che, se nella prima aveva bisogno di raccontare una storia ben precisa che avesse un inizio, un proseguimento e una fine, con questi due episodi in più sono cosiddetti stand alone, cioè indipendenti dalla trama principale. Sono un modo per giocare con la struttura televisiva, comunicare alcune informazioni, emozioni, esplorare i personaggi e si, sono anche rilevanti ai fini del plot, ma lui non è interessato alla storia per tutto il tempo. Più che altro è un modo di giocare con le aspettative del pubblico.

La stagione tre

Hawley ha un piano generale ma non troppo specifico: sa da dove è partito, dove sta andando e dove andrà a parare, ma ritiene che la parte divertente sia non sapere troppo. Così si è avvicinato alla seconda stagione: sapeva come dove finire e quali erano i passaggi importanti, ma il resto è una strada da percorrere momento per momento.

Vi lasciamo con il trailer del terzo episodio, da guardare solo se siete in pari con la programmazione americana.

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Updated: 13 aprile 2018 — 0:00
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