Nek, Pezzali e Renga: ripartiamo da Napoli



All’inizio sembrava poco più che una scommessa, un tentativo come un altro: ma oggi che la tournée si è rivelata una trionfo, ci hanno preso gusto e vorrebbero che il gioco non finisse più. L’incontro sul palco tra Nek, Max Pezzali e Francesco Renga è diventato un album doppio live, con trentadue brani che ripercorrono il concerto annunciato il 3 aprile al Palapartenope (ma mercoledì, alle 18, saranno già a Napoli, per un firmacopie, alla Feltrinelli) e che poi verrà replicato fino all’estate. «Max, Nek, Renga il disco» contiene i titoli che tutti si aspettano – «Hanno ucciso l’uomo ragno», «Sei un mito», «Tieni il tempo», «Guardami amore», «Angelo», «La tua bellezza», «Laura non c’è», «Se telefonando», «Fatti avanti amore« e si apre con l’unico brano non (ancora) incluso nella scaletta dal vivo, «Strada facendo»: «Quando Baglioni ci ha invitati a Sanremo chiedendo di cantare un brano italiano, ci è venuto in mente che quella sua canzone avrebbe fatto al caso nostro: a lui l’idea è piaciuta, l’abbiamo provata ed è venuta piuttosto bene».
 

Che Cosa vi ha sorpresi di questa esperienza? C’era qualcosa che non vi aspettavate?
Pezzali: «Prima di partire non sapevamo proprio cosa sarebbe successo. Ognuno di noi poteva contare su un pubblico fedele di appassionati, ma il fatto di incrociare i vari materiali era un’incognita. È andata molto meglio dei previsto: ogni sera è una festa, con migliaia di persone che cantano dall’inizio alla fine: si divertono e ci trascinano in un entusiasmo che ci ha travolti».

Esiste dunque una sorta di osmosi tra le canzoni dell’uno e dell’altro?

Renga: «Evidentemente sì. Vediamo almeno due o tre generazioni che si mescolano ed è un concerto di hit che alla fine mette d’accordo tutti. Non era scontato e anche se magari non sembra, ci abbiamo lavorato molto: per selezionare i pezzi, per decidere le parti, per organizzare lo spettacolo, in cui ci prendiamo anche delle licenze per scherzare e ridere tra di noi».

Quale è stata la sfida più difficile da affrontare?

Nek: «Tra noi esisteva sicuramente stima, ma bisognava anche capire cosa poteva mettere ognuno di noi nelle canzoni degli altri: condividere significa anche alleggerire la responsabilità. E poi rispettare le idee di ciascuno, suonare con una band sola, di 9 elementi, ha richiesto impegno, prove, il desiderio di offrire la disponibilità verso i colleghi, cosa che spesso in Italia scarseggia».

E adesso cosa succederà? Questo tipo di avventura finirà lasciando quali eredità?

Renga: «È una cosa difficile da pensare perché al momento non mi riesce immaginare di andare da solo sul palco senza i miei nuovi compagni: per riabituarsi alla carriera da solista servirà del tempo. Abbiamo navigato a vista, per vedere che la scelta era quella giusta. Improbabile che una storia come questa possa durare all’infinito, ma intanto queasto disco servirà come souvenir per ricordare a tutti che certe cose si possono fare. Per quel che mi riguarda io ho alcune canzoni già pronte, vorrei fare il mio disco dopo un po’ di vacanze».

Pezzali «Per me questo è stato una specie di allineamento astrale perfetto, una cosa unica, per la quale ho dovuto impegnarmi molto, visto che le voci di Francesco e di Filippo sono tra le più belle che abbiamo in Italia. Ma la musica fa anche questi miracoli, può unificare e rinforzare. E poi veniamo tutti dalla provincia: credo che anche questo tipo di formazione culturale e umana sia servita per tenerci insieme».

Nek: «Sono convinto che questa avventura sarà di giovamento per tutti, non solo sotto il profilo personale. Nelle prime serate eravamo tutti un po’ rigidi, mentre ora le quasi tre ore di spettacolo volano: un piacere che non pensavo mi potesse capitare dopo tanti anni di musica».


Mercoledì 14 Marzo 2018, 18:18 – Ultimo aggiornamento: 14-03-2018 18:18
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Updated: 15 marzo 2018 — 1:57
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