Murad, l'attivista yazida che fu schiava sessuale dell'Isis



Nadia Murad è una donna yazida irachena, attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale dell’Isis, che nel suo villaggio ha ucciso migliaia di persone

Venticinque anni, l’irachena yazida Nadia Murad è un’attivista per i diritti umani. Nell’agosto del 2014 fu rapita e tenuta ostaggio dai miliziani dello Stato Islamico. Arrivarono nel suo villaggio, a Kocho, radunando la comunità yazida e uccidendo 600 persone (tra cui 6 suoi fratelli). A lei, come a molte altre donne giovani, toccò la triste sorte di schiava sessuale. Furono più di 6.700 donne yazide imprigionate dall’Isis in Iraq. Riuscita a fuggire dalla prigionia, una famiglia di Mosul l’aiutò a raggiungere il campo profughi di Duhok, nel nord dell’Iraq, e da lì si rifugiò in Germania. Dal settembre 2016 è prima Ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.

“Vittima di crimini di guerra – si legge nella motivazione del Nobel per la pace che le è stata assegnato – ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime. Fa parte della minoranza yazida del nord dell’Iraq, dove ha vissuto con la sua famiglia nel remoto villaggio di Kocho. Nell’agosto 2014 lo Stato islamico (Isis) ha compiuto un attacco brutale e sistematico ai villaggi del distretto di Sinjar, finalizzato a sterminare la popolazione yazida. Nel villaggio di Nadia Murad sono state massacrate diverse centinaia di persone. Le donne più giovani, compresi bambini minorenni, sono state rapite e detenute come schiave del sesso. Prigioniera dell’Isis, Nadia Murad fu ripetutamente oggetto di stupro e altri abusi”.

Il 16 dicembre 2015 la Murad parlò al Consiglio di Sicurezza dell’Onu affrontando il tema della tratta di esseri umani durante i conflitti. L’avvocato Amal Alamuddin Clooney nel settembre 2016 ha spiegato alle Nazioni Unite il motivo per cui ha accettato di rappresentare la Murad nell’azione legale contro i comandanti Isis. In quella circostanza la Alamuddin descrisse il genocidio, lo stupro e la tratta come “burocrazia del diavolo a scala industriale”, sottolineando che la tratta di esseri umani “è tuttora praticata dai soldati Isis, sia tramite social network sia nelle zone da loro controllare”.

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Updated: 5 ottobre 2018 — 12:25
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