Migranti, bomba Vasto: ammassati negli hotel, un centro ogni 100 metri



Un centro di accoglienza ogni cento metri nell’area che circonda piazza Garibaldi. Ben 965 richiedenti asilo, su un totale cittadino di 1390, sono divisi solo tra II e IV municipalità, il restante 30% distribuito, invece, tra tutti gli altri quartieri. Una sproporzione di dimensioni colossali. Gli imprenditori, che hanno legittimamente offerto alla prefettura la loro disponibilità ad aprire centri di accoglienza, si sono visti accettare la domanda senza che nessuno abbia avuto una facile visione politico-sociale del territorio. Dare l’ok a così tante richieste provenienti da hotel e strutture racchiuse tutte in un fazzoletto di città è stata la condanna a morte per il Vasto e per tutte le aree limitrofe a piazza Garibaldi. Si è pensato solo ad allocare i migranti, senza immaginare le conseguenze che questa manovra avrebbe comportato ad un tessuto sociale già debole come quello della stazione centrale. Alla scelta della prefettura non c’è stata all’epoca nessuna protesta o azione di indirizzo da parte del Comune che solo negli ultimi mesi riconosce la smisurata concentrazione di richiedenti asilo in una zona satura che non può, fosse solo per motivi geografici, accoglierli tutti.

Ogni anno, orientativamente verso giugno, la prefettura pubblica un elenco di strutture con le quali è stato siglato un accordo per accogliere i richiedenti asilo. Per ogni struttura c’è poi il numero di persone ospitate, in modo da offrire una vera e propria mappatura delle presenze quartiere per quartiere, strada per strada. A Napoli in tutto ne sono 23, di cui 13 intorno piazza Garibaldi. Nel 2016 la situazione era ancora gestibile, ma in due anni il numero delle presenze extracomunitarie registrate dalla prefettura nella IV municipalità, quella del Vasto, è salita del 400%, cosi come ha anche denunciato il Comitato Orgoglio Vasto. Un boom incontrollato che ha portato una situazione ai limiti a scoppiare definitivamente. Solo con la concessione del documento i migranti sono liberi di lasciare gli hotel, ma si tratta di pratiche lunghe, che durano anche anni, e nel frattempo i richiedenti si trovano in strutture che, nonostante si trovino in centro, rappresentano oasi nel deserto. Una camera, il pasto assicurato, il rientro la sera e l’annotazione sul registro presenze, ma nessun tipo di attività, di azione volta all’integrazione sociale e lavorativa. Gli hotel, quindi, diventano casermoni dove gli immigrati sostano per mesi senza nessun collegamento con la comunità circostante. E più sono vicine queste strutture, meno funziona l’integrazione poiché i richiedenti asilo si frequentano per etnie e creano una comunità a sé che spesso diffida, si chiude e magari in certi casi combatte anche le altre comunità, compresa quella napoletana.

Se si vuole fare un semplice giro a piedi, massimo 15 minuti per camminare intorno a piazza Garibaldi, ci si imbatte in almeno 10 centri di accoglienza, praticamente uno ogni 100 metri. Appuntamento a Porta Nolana, dove alle 18 scoppia il suk dell’immondizia, si gira in via Mignogna per trovarsi davanti l’hotel Siri con 28 ospiti, a pochi passi in via Marvasi c’è la Virtus Italia Onlus con altri 52 richiedenti. La stessa società è poi presente anche in corso Lucci e via dei Tribunali con altri 169 ospiti. Da questo punto si attraversa il marciapiede dietro la statua di Garibaldi e nel vico Duchesca c’è l’hotel San Giorgio, con altri 101 immigrati. Ancora pochi secondi per superare via Alessandro Poerio ed entrare nel cuore del Vasto. A tappe si incontrano l’Hotel Bella Napoli con 26 richiedenti, l’Hotel dei Mille in via Torino con 112 ospiti e Lees Onlus con 50 immigrati oltre altri 6 accolti in vico Soprammuro. Il tutto accanto all’ex Cigl che dovrebbe presto ospitare un ostello della gioventù. Poco più avanti, infine, si costeggia il Centro direzionale e ci si trova di fronte al più grande centro di accoglienza della città con 235 richiedenti asilo, si tratta di Rti San Giuseppe Gestioni e Samira cooperativa sociale. Si comprende facilmente come per quasi mille persone sia impossibile trovare un’attività di welfare che consenta di parlare di vera accoglienza. 

Sconcerto dei negozianti che hanno visto lentamente morire il quartiere sotto i loro occhi. «Negli ultimi 20 mesi non abbiamo capito nulla, la situazione è degenerata così tanto che in certe ore chiudo il negozio per paura delle risse» confessa Mimmo Conte, storico orologiaio di via Firenze. A fargli da eco Antonio Caterino, ristoratore di via Bologna: «Si sono impossessati della strada con un mercato che va avanti da anni pieno di abusivi».


Sabato 11 Agosto 2018, 23:26 – Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 11:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vota questo articolo
Condividi sui social:
Updated: 12 agosto 2018 — 21:18
You Channel Video musicali, video divertenti "You Channel" © 2016 Copyright 2016