Ma quali elezioni, era solo un sondaggio



Non ci sono state elezioni, ma un grande sondaggio, con i soli nomi dei capi partito

Non ci sono state elezioni, ma un grande sondaggio, con i soli nomi dei capi partito. I candidati non hanno vinto in nessun collegio; hanno beneficiato del vento favorevole, o sofferto di quello sfavorevole; in una campagna elettorale senza confronti e senza propaganda, in cui si invitava insistentemente a votare esclusivamente il simbolo, non esistevano. Non dunque, eletti e ripescati, ma tutti espressi dalla forza del partito. E, paradossalmente, «meno» eletti i candidati nei collegi. Impossibile prevalere al Sud, dove tutti i collegi uninominali sono stati investiti dallo tsunami dei 5 stelle. A Nord ha prevalso la Lega, favorita dallo smottamento di voti dal Pd ai 5 stelle e, nei collegi, i candidati del Pd hanno prevalentemente perso. Ma anche i pochi che hanno vinto, come la Boschi a Trento o Casini a Bologna, non hanno vinto per la loro persona o per il loro merito, ma per il risultato in percentuale vincente del loro partito. La lotta nei collegi non c’è stata, e le elezioni sono state automatiche nel proporzionale. Non ci sono ripescati; ci sono, nell’uninominale come nel proporzionale, nominati.

Si dica, invece, che al di là dei singoli, con qualunque sistema, un partito eversivo, di protesta, avrebbe ottenuto comunque il 32% dei voti. Di qui le nomine automatiche. Ma un proporzionale con le preferenze avrebbe consentito, al netto del risultato dei partiti, la selezione degli eletti attraverso la scelta indicata dai votanti: unico sistema democratico, rispettoso della volontà degli elettori. Ripescatevi il cervello!

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Updated: 10 marzo 2018 — 17:06
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