M5S e Lega divisi su leadership: governo istituzionale, il piano B



Sul Quirinale non si limitano a lanciare appelli alla
responsabilità, come ha fatto mercoledì Sergio
Mattarella, al senso di responsabilità. Con il nuovo
Parlamento nato orfano di una maggioranza e davanti a un quadro
politico per ora completamente incartato, nei piani alti
dell’ex palazzo dei papi cominciano a interrogarsi sulla
possibile exit strategy. Con cautela e senza fretta. «Tutto
è prematuro, il capo dello Stato è ancora in una fase
di osservazione», dicono sul Colle dove sperano che le
tossine dello scontro elettorale evaporino in tempi brevi e
prevalga «l’interesse generale sugli interessi dei
singoli partiti».
Se ciò non accadesse, se il muro contro muro dovesse
protrarsi, se lo spread dovesse tornare sull’otto volante e
soprattutto se Luigi Di Maio e Matteo Salvini non vorranno andare
sparati alle elezioni dopo aver fallito il tentativo (parallelo) di
formare un «governo politico», la formula che
verrà esplorata da Mattarella non sarà inedita.
È il «governo istituzionale» o il «governo
di tutti o di nessuno», come fu quello di Lamberto Dini nel
1994. Oppure, il «governo del Presidente», ma questa
denominazione al capo dello Stato non piace perché
denoterebbe un interventismo e un protagonismo a lui
estraneo. 

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Domenica 11 Marzo 2018, 10:37 – Ultimo aggiornamento: 11-03-2018 10:37
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Updated: 11 marzo 2018 — 10:39
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