L’universo del 5G, tra big data, stakeholders, mercato e sicurezza


ROMA – Una “tre giorni” tutta dedicata al 5G, la rivoluzione prossima ventura. Al CNR di Roma si chiuso oggi un incontro importante tra istituzioni, comunità scientifica e attori industriali del vivace mercato digitale. Il convegno è stato promosso dal CNIT, un consorzio non-profit di 37 università pubbliche italiane e organizzato da Supercom e Key4biz di Raffaele Barberio. Sul palco si sono alternati 100 speaker (non solo italiani) che si sono confrontati su questioni quasi esclusivamente “tecniche”. Questo aspetto giustifica, ma solo in parte, l’assenza della cosidetta società civile, cioè gli utenti finali che comunque dovranno esprimersi attraverso le loro rappresentanze sui cambiamenti radicali ai quali saranno chiamati.

Il 5G  è lo standard di quinta generazione grazie al quale funzioneranno i nuovi smartphones.  L’Europa sostituirà completamente gli attuali standard entro marzo 2020, ma già sono in corso sperimentazioni avanzate in diverse città d’Italia. Negli Stati Uniti, grazie a Verizon e ATT, qualcuno lo sta cominciando a usare. “Questa tecnologia – spiegava Antonio Arcidiacono della EBU – fa convergere diverse tecnologie e reti (cellulare – broadcast e sat) per fornire un servizio trasversale”. In realtà (sottoterra) si dovrà integrare – fino a sostituirla –  anche la rete via cavo attuale con una rete a fibra ottica. A quel punto tutti saranno potenzialmente connessi con tutti e la tecnologia assumerà responsabilità che riguardano direttamente la vita degli umani.

Il millisecondo. Questa infinitesima unità di tempo è una dei grandi protagonisti della innovazione. Ogni azione di download e upload e ogni comando saranno ultravelocizzati. Ciò affinchè si possa soddisfare la videobulimia della grande utenza, ma soprattutto affinchè la telemedicina, le auto senza guidatore, le esperienze di realtà virtuale o gli imponenti sistemi di controllo di grandi strutture (porti, aereoporti, ferrovie, sterminati magazzini, etc…) rispondano prontamente ai comandi della futura Intelligenza Artificiale. 

Il palo della luce o palo intelligente. Molti già sono usati per video sorveglianza e  Wi-Fi, presto ospiteranno anche le “base-station” del 5G. Saranno centinaia di milioni di ripetitori terrestri aventi (al variare della banda usata) 1 Kmq o 30.000 Mq. di copertura intorno a loro. Questo aspetto, unitamente al fatto che anche i nuovi smartphone generano elettrosmog, è sotto accusa da parte di scienziati e soggetti della società civile che chiedono una moratoria. La partita è in corso.        

Internet delle cose. “Il nostro frigorifero parla”, diceva qualcuno, e dialogherà con noi ogni oggetto dotato di un sensore in grado di ricevere il 5G . IOT è dunque un’altra grande protagonista . Significa profitti esponenziali per i venditori del nuovo parco oggetti. In cambio gli utenti potranno comandarli a distanza. Ne vedremo delle belle.    

Sovranità digitale. Queste due paroline sono state pronunciate più volte dal palco e nei corridoi. Rimandano ad una serie di consapevolezze che stanno emergendo . 1) Il passaggio a 5G si fa dietro la spinta dell’Action Plan della Commissione Europea e dei lobbysti che l’hanno voluto; 2) i Grandi Digital Players si muovo all’interno di una agguerrita competizione tra USA e Cina che impone i tempi e le direzioni da prendere; 3) L’Italia è  un vaso di coccio tra vasi di ferro. Quindi una riflessione si impone.

Stakeholders, cioè “portatori di interessi”. Le decisioni spettano ai grandi stakeholders. Due di loro, i governi e le aziende, fanno sentire la propria voce. Il terzo, la società civile appare afono e privo di rappresentatività. Ma un quarto stakeholder, nei paesi a democrazia avanzata è anche l’accademia. E infatti, è per rimarcare la propria presenza che il CNIT ha promosso il 5G  Italy, ottenendo anche il sostegno esplicito del MIUR, da parte del viceministro Lorenzo Fioramonti: “Una maggiore collaborazione tra imprese e accademie”. A cui si è aggiunta la ministra Giulia Bongiorno: “Il digitale nella PA? Sia facile e parli italiano”.
   
Fallimento di mercato.  Questa definizione si riferisce a quelle aree (valli, montagne, isole, zone rurali) che per essere raggiunte richiedono investimenti troppo alti da parte degli operatori di mercato. Bene … tra un certo numero di anni saranno connesse anche queste grazie a Infratel (MISE) che ha affidato a Open Fiber il cablaggio ottico. Lo stanziamento ammonta a 2,5 miliardi di euro, in parte erogati dall’Europa e in parte da 17 regioni, affinchè Open Fiber ( 50% Cassa Depositi e Prestiti – 50% Enel) raggiunga con la fibra ottica 20 milioni di case (7.000 comuni italiani) di cui 9,3 milioni in aree a “fallimento di mercato”.

Big Data. Gli utenti del 5G ne produrranno sempre di più e nessuno al momento ha idea di come regolamentare la quasi totale assenza di privacy che ne deriverà .

Sicurezza. “Col 5G si allarga la base di attacco (informatico)”, diceva Lorenzo Mariani di Leonardo. Ci vuole un sistema di sicurezza dei grandi impianti molto più efficace dell’attuale . E’ un cane che si morde la coda perchè bisognerà ricorrere a Intelligenza Artificiale, machine learning e all’uso intensivo del 5G.

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Mario Calabresi
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Updated: 6 dicembre 2018 — 17:05
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