L'ospedale di Alfie Evans e quello scandalo sugli organi





L’ospedale in cui è ricoverato Alfie Evans è stato interessato da uno scandalo. Venivano espiantati degli organi senza il consenso dei genitori

L’Alder Hey Hospital è l’ospedale dove Alfie Evans è ricoverato. Quello in cui i medici hanno dato via al distacco della ventilazione. Molti, specie negli ambienti cattolici, hanno criticato questi dottori per il loro operato.

In questi giorni, i vescovi inglesi hanno rilasciato una nota stampa in cui veniva sottolineata la “professionalità e l’onestà di quanti stanno decidendo le sorti del piccolo”. Le critiche, insomma, sarebbero del tutto infondate. Ma quali vicende hanno interessato il nosocomio di Liverpool, che è finito al centro di questo caso di cronaca internazionale? Se n’era mai parlato prima?

Basta spulciare negli archivi. Sicuramente l’Alder Hey Hospital è pieno di gente onesta che svolge al meglio il proprio lavoro. Vogliamo fidarci dei vescovi inglesi e della loro presa di posizione. Cercando in giro, però, si trovano episodi avvenuti in passato che hanno fatto discutere. Uno, in particolare, che è comunemente chiamato “Alder Hey Organ scandals”.

Su Repubblica, in un articolo del 3 giugno del 2000, si legge di una madre che ha scoperto qualcosa “otto anni dopo” la morte del figlio, ma cosa?:”Ho visto i suoi organi sezionati in tre contenitori bianchi: il cuore, il cervello, il fegato, i reni. Mio figlio Marcello era stato fatto a pezzi. L’ ho scoperto otto anni dopo. Aveva venti giorni quando è morto sotto i ferri all’ ospedale “Alder Hey” di Liverpool”. A parlare è Tracy Lowthian, coinvolta suo malgrado in uno scandalo dall’enorme clamore mediatico. L’Alder Hey, insomma, venne accusato di aver rimosso organi di bambini senza il necessario previo consenso dei genitori. Fatti che sono avvenuti in un periodo che va dal 1988 al 1995.

Il patologo olandese Dick van Velzen aveva ordinato, secondo quanto si legge qui in modo “sistemico”, la “spogliazione non etica e illegale di ogni organo da ogni bambino che aveva avuto un post-mortem”, ma era solo l’olandese a espiantare? Un virgolettato della signora Lowthian, riportato sul quotidiano già citato, suggerirebbe di no:”Nel frattempo eravamo diventati tanti a chiedere conto dei pezzi dei nostri figli: più di mille. E abbiamo scoperto che non era soltanto il patologo olandese van Velzen a espiantare gli organi. Prima di lui ce n’ erano stati altri e la prassi continua anche ora. Ne abbiamo viste tante di quelle borse marroni, che abbiamo fatto portare via dall’ ospedale. Ora sono negli studi degli avvocati…”. Secondo quanto si legge su La Nuova Bussola Quotidiana, questo genere di pratiche potrebbe aver riguardato persino bambini “vivi”. Quale fine potrebbero aver fatto alcuni di questi organi? Leggendo sul Guardian si scopre che:”L’ospedale può confermare che per un breve periodo tra il 1991 e il 1993 questi sono stati messi a disposizione di un’azienda farmaceutica per la ricerca, e che siamo consapevoli che durante quel periodo sono stati fatti dei contributi al dipartimento cardiaco del trust”.

Questa storia è venuta fuori per “caso”. In seguito a un intervento chirurgico non riuscito in un nosocomio di Bristol, dopo il quale un genitore ha chiesto all’ospedale la cartella clinica della figlia morta durante l’operazione a cuore aperto. Spunta così una lettera che parla della conservazione del cuore. La bambina di undici mesi, come detto era stata operata a Bristol, ma durante l’inchiesta viene fuori anche il nome dell’Alder Hey. Il motivo? “…il gran numero di cuori tenuti”.

Mettendo da parte questo scandalo, adesso sono in tanti a chiedere che i medici dell’Alder Hey mettano in azione il loro di cuore. Quello che, se azionato a dovere, permetterebbe ad Alfie Evans di prendere il primo aereo in direzione Bambin Gesù. Noi lo stiamo aspettando.

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Updated: 25 aprile 2018 — 19:20
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