La cautela di Berlusconi Summit con gli alleati per scongiurare le urne



Il Cav potrebbe incontrare Lega e Fdi in via Bellerio. Ma è pronto a discutere con tutti

Roma Dentro Forza Italia si sceglie la prudenza. Complice il primo sabato post elettorale, lo smaltimento delle fatiche delle ultime settimane (molti politici hanno scelto di staccare per qualche ora dirigendosi verso località montane) e l’evidente stallo governativo è il silenzio la cifra di queste ore.

Gli azzurri, così come il resto del centrodestra, guardano al confronto che sarà necessario mettere in piedi con Pd e Movimento Cinque Stelle sulle presidenze dei due rami del Parlamento. Un passaggio che diventerà la prima occasione per uscire dai rispettivi fortini e tastare il terreno per una possibile alleanza o collaborazione parlamentare. È chiaro, però, che prima della trattativa per la scelta dei successori di Pietro Grasso e Laura Boldrini gli occhi di tutti saranno puntati sulla Direzione Pd di domani pomeriggio. Un appuntamento che molto potrà dire sulla possibilità di questa legislatura di sopravvivere e non esaurirsi nello spazio di un governo tecnico utile a produrre soltanto una Finanziaria e una nuova legge elettorale, prima del ritorno al voto.

La linea ufficiale di Forza Italia è quella della responsabilità coniugata con la necessità di rispettare il verdetto elettorale e quindi l’indicazione popolare per Matteo Salvini. Il timore, però, è che sia il leader della Lega che quello di M5s preferiscano passarsi il cerino e scelgano di favorire un rapido ritorno alle urne. Silvio Berlusconi in queste ore sta ascoltando i consigli dei dirigenti più fidati e si prepara all’incontro romano con i nuovi eletti di Forza Italia, fissato per mercoledì, e al primo vertice con Salvini e Giorgia Meloni che potrebbe avvenire tra mercoledì e venerdì probabilmente a Via Bellerio. Insomma se la nebbia al momento è ancora fitta sulle scelte da compiere, nel giro di una settimana lo scenario e le intenzioni reali dei protagonisti dovrebbero parzialmente diradarsi.

Chi crede alla missione impossibile della formazione di un governo che abbia un respiro politico è Renato Brunetta che parlando con Avvenire si dice convinto che il Def possa diventare «l’incubatore della maggioranza. Il centrodestra non avendo i numeri per fare da solo si pone a centrocampo, e dice: questo è il nostro programma. Discutiamo. Nella storia repubblicana ci sono stati governi di minoranza con l’astensione di tutti gli altri o quasi. Le formule possono essere le più varie purché si agisca alla luce del sole, e partendo dagli interessi del Paese: la ripresa della produttività, l’occupazione giovanile, i conti pubblici, la sicurezza, la povertà». E il reddito di cittadinanza? «Non se ne parla proprio. Il reddito occorre prima produrlo, per poterlo distribuire».

Nel frattempo si rafforza la possibilità che gli otto eletti di Noi con l’Italia, Gaetano Quagliariello e Maurizio Lupi in testa, possano iscriversi nel gruppo parlamentare di Forza Italia. Resta poi da definire la questione del capogruppo alla Camera. I parlamentari del Sud continuano a spingere per dare l’incarico a Mara Carfagna. Una figura che su cui investire in termini di visibilità anche per contrastare l’immagine di una Forza Italia protesa verso il Nord e schiacciata sulla Lega. Una mossa – secondo alcuni dirigenti campani – utile anche a depotenziare lo scouting sui territori che sarebbe già partito da parte della Lega, dopo il buon risultato elettorale in territori per lei fino a oggi preclusi.

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Updated: 11 marzo 2018 — 14:42
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