La Cassazione dà ragione a Romeo domiciliari annullati, atti al Riesame



Dovranno rivedere la storia delle «cimici» accese grazie all’ipotesi di legami con la camorra (una prospettiva venuta progressivamente meno nel corso dell’inchiesta); poi dovranno tornare sulla questione delle esigenze cautelari, per valutare l’attualità degli arresti domiciliari applicati lo scorso novembre. È questa la decisione della Cassazione, che ha accolto le conclusioni difensive in favore di Alfredo Romeo, imprenditore accusato di corruzione nei rapporti con funzionari del Comune, del Cardarelli e con una funzionaria della Sovrintendenza.

In sintesi, la scorsa notte la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari emessa dal gip di Napoli lo scorso novembre, disponendo un rinvio degli atti dinanzi al Tribunale del Riesame, per una nuova valutazione dell’ordine di arresto. Due giorni fa, il procuratore generale aveva chiesto la conferma della misura restrittiva a carico di Romeo, ma ieri notte è arrivato lo stop della Cassazione. Come avvenuto lo scorso agosto, nel corso dell’inchiesta Consip (per la quale Romeo è imputato a Roma), anche in questa vicenda tutta napoletana vacilla l’impianto cautelare. Due i punti su cui la difesa ha battuto dinanzi alla Suprema Corte: l’inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali, avvenute a partire dal gennaio del 2016 nel corso di una indagine sul clan Lo Russo (che vede però Romeo estraneo), ma anche le cessate esigenze cautelari. Difeso dai penalisti Francesco Carotenuto, Alfredo Sorge e Giovan Battista Vignola, ora Romeo attende il deposito delle motivazioni per un nuovo round dinanzi al Riesame.

Dura la nota dei difensori di Romeo verso la Consip, che in questi mesi ha revocato alcune gare vinte dalla Romeo Gestioni, colpendo la terza azienda europea nel settore dei rapporti con la pubblica amministrazione: «I pronunciamenti della suprema Corte concorrono a dimostrare pretestuose le azioni della Consip a danno della Romeo Gestioni, con i suoi oltre ventimila lavoratori tra dipendenti diretti e dell’indotto. Consip, infatti, con una mossa solo mediatica e di grave azzardo giuridico, ha escluso da sei gare in corso Romeo Gestioni, non solo senza attendere le decisioni del Consiglio di Stato su un normale contenzioso amministrativo, ma ancor più senza attendere le decisioni proprio della Suprema Corte. Una scelta, quella di Consip, che riteniamo sarà fortemente inficiata anche in virtù dell’attuale pronunciamento». E ancora: «La Cassazione ha messo con evidenza in discussione l’assetto dell’impianto accusatorio costruito su una figura immaginaria dell’imputato del tutto alterata rispetto alla realtà dei fatti, al punto da chiedere quei passi restrittivi che la Corte ha poi bocciato, ma che hanno creato nel frattempo danni inenarrabili alle aziende dell’avvocato Romeo». E per il processo napoletano, il prossimo dieci aprile, prima udienza del rito immediato a carico di Romeo, per le presunte corruzioni di un funzionario comunale, di una funzionaria della sovrintendenza e per una presunta frode all’ospedale Cardarelli. 


Sabato 10 Marzo 2018, 18:29
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Updated: 10 marzo 2018 — 21:38
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