Kim, Donald e pure il #MeToo. Ecco il Nobel per i bookmakers



Domani la consegna del premio, top secret i candidati. Ma gli allibratori si sbilanciano. E puntano forte sulla Corea

E se il mondo si ritrovasse ad applaudire Kim Jong-un o Donald Trump come eroi della pace? Domani è il giorno del premio Nobel da sempre più politico e controverso, quello per la pace. E da mesi si rincorrono voci sulla possibilità che sia proprio uno dei due leader, il paranoico padre padrone della Corea del Nord e il discusso tycoon che forse è l’unico con il suo bizzarro carattere a poter andare d’accordo con il satrapo di Pyongyang, a fregiarsi del premio che non poche volte ha provocato polemiche e che un po’ se ne vanta. «Parte della forza del Premio Nobel per la Pace è proprio il fatto che sia così controverso. Se fosse un premio di consenso mondiale, non avrebbe la rilevanza e l’autorità che ha effettivamente oggi», ha recentemente detto al New York Times Berit Reiss-Andersen, presidente del comitato dell’unico Nobel che viene assegnato non a Stoccolma ma a Oslo.

A crederci, comunque, non è solo Trump, che più volte negli scorsi mesi ha fatto capire che un riconoscimento come il Nobel sarebbe a suo modo di vedere giusto (del pensiero di Kim non siamo al corrente). A crederci sono soprattutto i bookmaker, gente che delle ideologie se ne frega e pensa solo a come calcolare le quote di probabilità che avvenga un evento in base da massimizzare i profitti. Quindi a loro modo sono super-obiettivi. Secondo Nicerodds, un aggregatore di siti di scommesse, in realtà la coppia in pole position è quella composta da Kim Jong-un e dal suo omologo oltre il 38° parallelo, il leader sudcoreano Moon Jae-in, uniti negli sforzi per la verità non sempre troppo convincenti di trovare finalmente una pace tra le due Coree: la loro vittoria è data tra l’1,75 e il 2,50. In pratica chi scommettesse un dollaro sull’evento vincerebbe, in caso di successo, tra 1 dollaro e 75 cent e 2 dollari e 50 a secondo del sito. Segue per l’appunto Trump, dato tra i 5 e il 7. Seguono Denis Mukwege, ginecologo congolese fondatore del Panzi Hospital, in cui cura i danni interni provocati dagli stupri, e Yanar Mohammed, attivista irachena che opera per i diritti delle donne in quel difficile Paese, dati tra l’8 e il 9; e la Novaja Gazeta, periodico moscovita pesantemente antiputiniano, per il quale lavorava Anna Politovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006 in circostanze mai chiarite.

Tra gli altri personaggi che secondo i bookmaker hanno qualche possibilità di vittoria ci sono anche il blogger saudita Raif Badawi, il leader dell’indipendentismo catalano Carles Puigdemont, l’attivista americana Chelsea Manning, accusata di aver trafugato e girato a Wikileaks pacchi di documenti riservati sulle operazioni militari Usa in Iraq e, più indetro nella lista, Angela Merkel, papa Francesco (abbonato alle fantacandidature), Edward Snowden; Theresa May, Emmanuel Macron, Julian Assange e Vladimir Putin. Bizzarra cosa: candidati al Nobel per la pace sia un leader sia i suoi oppositori. Qualche possibilità (poche per la verità) secondo gli allibratori ce l’avrebbe anche il movimento #MeToo contro le violenze sulle donne.

Illazioni, niente di più. I cinque prescelti dal parlamento di Oslo che fanno parte del comitato ristretto che assegna il premio devono rispettare un protocollo molto rigido e non possono rivelare la lista delle candidature (quest’anno 331: 216 persone e 115 organizzazioni) né prima né nei successivi cinquant’anni. Comitato che è spesso finit nella bufera per le sue decisioni. Due membri si dimisero in segno di protesta per la premiazione di Henry A. Kissinger nel 1973. E sul premio sembra gravare quasi una maledizione visto che molti premiati sono poi caduti in disgrazia come la birmana San Suu Kyi e il colombiano Juan Manuel Santos. E in fondo anche l’Ue, vincitrice nel 2012. E a distanza di nove anni anche il premio a Barack Obama appare un tantino esagerato.

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Updated: 4 ottobre 2018 — 12:56
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