Killer del tallio assolto: no ergastolo, ricovero in una struttura psichiatrica



Assolto per infermità mentale, ma dovrà stare almeno dieci anni in una struttura psichiatrica giudiziaria. Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Monza Patrizia Gallucci per Mattia Del Zotto, il ventottenne di Nova Milanese che ha avvelenato i parenti con il solfato di tallio. Tra l’estate e l’autunno del 2017 ha ucciso la zia Patrizia Del Zotto, i nonni paterni Giovanni Battista Del Zotto (94 anni) e Gioia Maria Pittana (91 anni) e ha mandato in ospedale con gravi intossicazioni altre cinque persone, sopravvissute per miracolo. Secondo il tribunale Del Zotto è incapace di intendere e di volere, dunque non finirà dietro le sbarre di una cella ma in una struttura sanitaria.

DISTURBO DELIRANTE

Il pm della procura di Monza Carlo Cinque aveva chiesto una perizia psichiatrica collegiale o un’integrazione della perizia disposta dal giudice, in base alla quale il giovane è infermo totale di mente. Il consulente psichiatrico della procura aveva certificato la seminfermità mentale dell’imputato di omicidio volontario premeditato plurimo e lesioni personale. In assenza di nuove perizie il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo, medesima la richiesta dei difensori di parte civile. Di tutt’altro avviso, invece, la difesa del giovane che aveva chiesto l’assoluzione. Ma lo specialista incaricato dal tribunale è giunto a un’altra conclusione: «Affetto da un disturbo delirante, totalmente incapace di intendere e volere al momento dei fatti perché affetto da vizio totale di mente», ha scritto nella sua relazione. Dunque non soltanto parzialmente incapace, come conclude il perito della procura che lo definisce un soggetto «socialmente pericoloso, che necessita di trattamenti intensivi di durata indefinita in una struttura psichiatrica giudiziaria», seppur «capace di partecipare al processo».

TRADITO DA UNA MAIL

Il tallio è una sostanza insapore, senza odore ma letale. Per avvelenare e uccidere i nonni e i familiari Mattia Del Zotto lo avrebbe aggiunto all’acqua minerale e anche a un infuso alle ortiche trovato a casa dei due anziani. Il giovane ha confessato il piano, studiato al chiuso della sua stanza. Mattia infatti viveva isolato, barricato in camera, senza alcun contatto con il mondo esterno tranne il computer. Passava tutta la giornata davanti allo schermo, sapeva come muoversi online e cancellare ogni indizio. Prima, hanno ricostruito gli investigatori, ha cercato di procurarsi dell’arsenico poi, proprio perché l’impresa avrebbe messo a rischio il suo anonimato, ha optato per il solfato di tallio. Così ha creato una casella di posta elettronica con un nome falso: Davide Galimberti. Riuscendo a nascondere ogni traccia ha preso i contatti con un’azienda di Padova e ha acquistato sei flaconcini di veleno. Ha ripulito il computer da tutti i collegamenti che avrebbero potuto collegare quell’ordine a lui, ma ha dimenticato la bozza di una email in cui sollecitava la ditta a fargli arrivare il metallo pesante, preoccupandosi che non gli venisse addebitata due volte l’Iva. Messaggi che sono stati intercettati dai carabinieri e per lui, il 7 dicembre di un anno fa, sono scattate le manette.

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Updated: 19 novembre 2018 — 17:53
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