I fuoriclasse del calcio in campo per governare



Dopo l’asso del Milan divenuto presidente della Liberia anche Eto’o, Drogba e Adebayor scendono in politica

Quando Paul Biya si prese il Camerun con un colpo di stato, Samuel Eto’o ancora non camminava. A distanza di 36 anni l’ex attaccante di Barcellona e Inter, icona dello sport nella patria dei Leoni Indomabili, potrebbe essere l’uomo giusto per mettere fine alla presidenza a vita di Biya. L’attaccante, che da poche settimane ha spento 37 candeline, sta raccogliendo gli ultimi scampoli di gloria sportiva nel modesto club turco del Konyaspor, ma piuttosto che affrontare con sofferenza e malinconia il viale del tramonto, guarda oltre e ammette di voler competere per le presidenziali che si svolgeranno in autunno. Eto’o vorrebbe seguire il solco tracciato da George Weah, altro attaccante di razza e uomo immagine della Liberia, che al secondo tentativo (ci aveva provato già nel 2005) è diventato leader di una nazione che esporta diamanti e genera colpi di stato. A dire il vero Weah sta creando proseliti in diversi paesi dell’Africa nera, creando un effetto domino che ha fatto cadere la prima tessera (Eto’o) e che sembra possa proseguire con altre due candidature illustri: quella di Drogba in Costa d’Avorio e Adebayor nel Togo.

Per nessuno di loro si tratterebbe di una passeggiata di salute. Sono figli di nazioni in cui la corruzione e le continue modifiche della carta costituzionale hanno trasformato repubbliche in dittature più o meno mascherate. Non dimentichiamo il precedente del cantante Youssou N’Dour, candidato alle presidenziali del Senegal nel 2012, osannato dal popolo, ma costretto a fare un passo indietro di fronte allo strapotere di Macky Sall, con il quale poi si accordò per un incarico da ministro della cultura. Per queste ragioni la strada dei tre calciatori, che sembrano saper passare con disinvoltura dalla maglietta al completo di sartoria, è in salita. Eto’o strizza l’occhio da qualche tempo al movimento Blocco per la ricostruzione, uscito sconfitto alla tornata elettorale del 2011. La leader del movimento, l’economista Esther Dang, denunciò da Parigi (dove fu costretto a fuggire) brogli e intimidazioni perpetrati dall’entourage di Biya. Sette anni prima aveva tastato il terreno un altro ex calciatore della nazionale, Cyrille Makanaky, diventato celebre per le sue treccine e per l’ottimo mondiale disputato nel 1990 in Italia. Makanaky, sostenuto dall’oppositore storico di Biya, John Fru Ndi, non solo dovette gettare la spugna prima della presentazione ufficiale della propria candidatura, ma fuggire con la famiglia a Bruxelles. La Dang ammette senza troppi fronzoli che Eto’o «avrebbe considerevoli potenzialità di vincere le elezioni, a patto che l’Onu invii osservatori internazionali che non si facciano intimidire, permettendo quelle elezioni democratiche che in Camerun mancano da sempre». Nel novembre del 1982 infatti Paul Biya prese il potere detronizzando con un golpe Ahmadou Ahidjo, leader della moderata Unione Nazionale Camerunese, che guidò il Paese all’indipendenza dalla Francia nel 1960.

Le ambizioni di Emmanuel Adebayor sono appese a un filo sottilissimo. L’attaccante 34enne, che in Turchia gioca nella squadra di proprietà del presidente Erdogan, si trova a dover fare i conti con la famiglia Gnassingbé, un clan che nel minuscolo Togo comanda ormai da mezzo secolo. L’attuale presidente Faure Gnassingbé guida il paese da 13 anni, quando ottenne una sorta di investitura dinastica dal padre, scomparso nel 2005 e a sua volta capo di stato fin dal 1967. Nel 2015 si svolsero le ultime elezioni ufficiali, ma la vittoria di Faure fu contestata da Jean Pierre Fabre che denunciò brogli. Dal canto loro gli osservatori internazionali dell’Ue convalidarono l’esito delle urne: Faure vinse con il 58%, ma un tasso di astensione del 40. Oggi, però, i cittadini del Togo hanno occupato le piazze delle loro città per cambiare rotta. L’uomo della provvidenza si chiama Tikpi Atchadam, «l’infaticabile» come lo chiamano in Togo. Dopo una vita spesa in politica, ha fondato il Partito nazionale panafricano. Atchadam però sa benissimo di non avere il carisma per proporre una candidatura diretta. Per queste ragioni ha voluto al suo fianco Adebayor, l’ex calciatore di Arsenal e Real Madrid, ma soprattutto l’uomo che riuscì a mettere il Togo sulle cartine geografiche qualificandolo ai mondiali di calcio del 2006. Da parte sua Adebayor si è reso disponibile, anche se da qui al voto mancano ancora due anni.

Qualche chance in più potrebbe averla Didier Drogba in Costa d’Avorio, nonostante il tentativo di ritrovare stabilità politica prosegua su un crinale molto ripido e incerto. Il paese del cacao guadagnò suo malgrado le prime pagine dei giornali nel 2011, quando il braccio di ferro tra il vincitore delle elezioni Alassane Ouattara e il suo rivale, e presidente uscente, Laurent Gbagbo, innescò un sanguinoso scontro tra opposte fazioni che provocò 3mila morti. Dopo l’intervento di truppe francesi (su mandato Onu) Gbagbo venne arrestato e consegnato alla Corte Penale Internazionale dove è detenuto con l’accusa di crimini contro l’umanità. Si tornerà alle urne nel 2020, e il vecchio capo di stato, Henri Konan Bediè, leader del Parti démocratique, ha ottenuto garanzie importanti dall’ex ariete del Chelsea. Drogba può far leva non solo sulla notorietà sportiva, ma sulle innumerevoli iniziative umanitarie portate avanti in Costa d’Avorio a favore dei più deboli.

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Updated: 13 aprile 2018 — 9:46
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