Federico II, il rettore: «Tasse pazze? «È solamente colpa degli iscritti»



La Federico II non ci sta e prende posizione rispetto al polverone sulle «tasse pazze» denunciato da molti studenti. «Tutti i casi evidenziati sono nati da errori di autocertificazione dei requisiti economici e di merito presentati dai ragazzi in fase d’iscrizione», così replica il rettore Gaetano Manfredi che difende l’operato del suo staff e del cervellone elettronico che gestisce i dati da cui vengono poi generati i bollettini per il pagamento delle tasse.
La querelle nasce all’indomani dell’arrivo telematico dell’importo della seconda rata sul sistema Segrepass. Per molti si tratta di cifre esorbitanti che non hanno proporzione sia con quelle pagate negli anni precedenti, sia con l’importo stimato al momento dell’iscrizione. Si denunciano, infatti, casi di bollettini che avrebbero triplicato la somma attesa.  
Tecnicamente il racconto non sarebbe sbagliato: alcuni bollettini, circa mille su quasi novantamila iscrizioni, non avrebbero corrispondenza con l’importo stimato ad ottobre. Ma è qui che interviene Manfredi con la sua precisazione.
Rettore cosa è successo con la seconda rata?
«La cifra ipotizzata a inizio anno si basa su autocertificazioni che gli studenti presentano nelle nostre segreterie. Sulla base di queste si quantifica l’importo, fermo restando la loro correttezza. Ecco che verificati tutti i dati, dopo mesi di lavoro, si riesce a capire che alcune autocertificazioni sono errate e che il calcolo originariamente stimato non è quello corretto, ma va rivisto in assenza di requisiti reddituali e di merito risultati inesistenti».
Ci sono quindi anche casi di falsificazione?
«Noi presupponiamo la buona fede degli studenti, parliamo solo di errori. L’ateneo avrebbe potuto andare più a fondo su alcuni aspetti anomali, ma a noi interessa solo far pagare il dovuto e dare le giuste agevolazioni a chi le merita. Il nostro compito è garantire il diritto allo studio».
Quanti casi di errore sono stati rilevati ad oggi?
«Circa un migliaio su una platea di quasi novantamila iscritti, e tutti quelli che hanno chiesto spiegazioni già erano a noi noti poiché il nostro sistema aveva già rilevato delle anomalie nelle loro dichiarazioni».
I casi più frequenti di errore quali sono stati?
«Reddito e merito. La normativa prevede una no tax area per redditi al di sotto dei 13mila euro l’anno, poi senza più fasce la tassa cresce al crescere del reddito in modo proporzionale. Questa norma va incrociata con una serie di scontistiche legate al merito, servono 10 crediti il primo anno e 25 gli anni successivi, ma guadagnati entro il 10 agosto. Alla verifica di questi criteri ci siamo ritrovati modelli Isee sbagliati o dichiarazioni errate relative ai crediti raccolti. Quando il nostro sistema ha incrociato i dati, rilevando l’errore, ha riportato la tassa a quella che sarebbe dovuta essere sulla base dei parametri esatti. Ovvio che non siamo infallibili, capita anche a noi, ma certamente non è da farne un caso».
Il sistema di tassazione della Federico II premia molto il merito, perché?
«Credo che a prescindere dal reddito, il merito vada incentivato. Abbiamo abbassato le soglie del merito a 9 e 24 crediti con un ulteriore 10% di sconto finanziato con oltre 3 milioni di euro prelevati dalle casse del nostro ateneo, non coperto quindi dal ministero. Alcuni studenti, anche con redditi alti, potrebbero frequentare l’università con tasse di circa 400 euro l’anno e questo per noi è un vanto».


Domenica 11 Marzo 2018, 12:56 – Ultimo aggiornamento: 11-03-2018 12:56
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Updated: 11 marzo 2018 — 14:14
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