Far west in centro, raid impuniti «Le telecamere non funzionano»



Videosorveglianza stradale, anno zero. Si è fatto un gran
parlare, si sono succedute riunioni, vertici, summit
d’emergenza; in meno di due anni si sono avvicendati
altrettanti ministri dell’Interno, ciascuno dei quali aveva
puntualmente dato assicurazione sulla ripresa della delicata e
ampia rete di occhi telematici dislocati lungo le zone
«sensibili» da monitorare. La verità è
che i sistemi di controllo del territorio affidati alla
videosorveglianza stradale restano efficienti solo sulla
carta.
Un mezzo colabrodo. E parlano i fatti: se ci sono voluti
addirittura cinque giorni per scoprire il raid armato che ha
terrorizzato residenti e turisti a due passi dalla Prefettura, se
l’incredibile episodio è finito agli onori delle
cronache grazie ad alcuni video «virali» postati sui
social network, fino a quando poi non è stato ripreso dal
consigliere regionale dei Verdi, Francesco Borrelli, allora
qualcosa davvero non funziona.

«Noi che lavoriamo ogni giorno in strada – spiega al Mattino
un investigatore esperto che da tempo segue le evoluzioni criminali
nella zona dei Quartieri Spagnoli e del centro cittadino – lo
sappiamo bene: le telecamere che sono dislocate tra piazza del
Plebiscito, via Toledo e piazza Dante o sono fuori uso o attendono
una manutenzione che non arriva mai». Difficile, in questo
modo, fare indagini su episodi anche gravi come quello che vede
protagonisti almeno una decina di giovani – tre dei quali con le
pistole in pugno – che nella notte tra il 5 e il 6 aprile hanno
seminato il panico in piazza Trieste e Trento. Se quella notte
l’ennesima prova di forza di queste nuove bande criminali non
è sfociata nel sangue lo si deve solo al caso. Il commando
di ragazzi armati – probabilmente gli stessi che per tutta la notte
hanno continuato a trasformare in Far West i vicoli a ridosso di
via Toledo, dai Quartieri fino al Pallonetto di Santa Lucia – da
ore cercava di intercettare una persona. Probabilmente un altro
giovanissimo da punire per uno di quegli sgarri che la camorra non
perdona: un debito legato ad «affari» di droga.

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Venerdì 13 Aprile 2018, 08:30 – Ultimo aggiornamento: 13-04-2018 08:31
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Updated: 13 aprile 2018 — 8:33

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