De Silva e lo spettro dell’ex | Scrivetegli



Caro Diego, 

l’essere due avvocati mi consente l’uso del “caro” (anche se di “caro” gli avvocati hanno solo l’onorario). Da due anni ho una relazione con una collega con cui lavoro da cinque. Ricordo com’ero, all’inizio: forte, sicuro di me e soprattutto inconsapevole che di lì a poco mi sarei imbattuto in un incubo morale, precisamente il giorno in cui lei scoppia in lacrime annunciando: “Ti devo dire una cosa”. 

Segue confessione di sua decennale relazione col titolare dello studio in cui lavoriamo entrambi e che (un classico) si contrabbanda per marito e padre esemplare.

In soldoni, ho scoperto di essere un dipendente dell’ex della mia donna, quel capo brutto, grasso e trascurato con cui mi sento in competizione, che di notte ancora le manda messaggi e appena ne ha modo le rifila un’allusione per sondare il terreno. Ho provato a lasciarla mille volte, solo per restare nella frustrazione di un rapporto clandestino che dobbiamo anche tener nascosto al boss. Allora ti chiedo: perché anche in amore c’è sempre un compromesso? E perché non scappo via per aprire uno studio mio, lontano da tanto dolore?  

Un “caro” abbraccio,

Paolo

Caro Desperate Lawyer,

intanto, potrebbe consolarti pensare che la presenza di un ex in una nuova relazione è incidente (molesto) tutt’altro che anomalo, e che di casi come il tuo ce ne sono a bizzeffe (conosco gente che malgrado conviva stabilmente con qualcuno deve tollerare le continue intrusioni dell’ex coniuge che non si rassegna). Questo tipo di parassita (in fondo innocuo, perché agisce per piccoli ricatti morali e materiali) è un abusivo che vuole sfangarla mantenendo il manufatto edificato contra legem a ridosso della nuova relazione, togliendole spazio e visibilità. Bussando insistentemente alla porta dell’ex, mira a impedire d’essere rimpiazzato, quindi le nega il diritto di farsi la propria vita perché non sa accettare la fine (non solo del rapporto ma la fine in genere, perché pensa che ciò che ha avuto una volta sarà suo per sempre, dunque non ammette che suoi possedimenti passino ad altri, che le cose gli sfuggano, evadano). 

Mi pare chiaro che dal tuo incubo morale (è così che lo chiami) potrai uscire solo demolendo il manufatto abusivo di quel poveraccio. Come si fa? Qual è la procedura per ottenere la demolizione?  Un bravissimo civilista salernitano mi disse una volta che il miglior sistema per far sloggiare un inquilino è affittare a uomini sposati: se quello non vuole lasciarti la casa, ti limiti a dirgli che se non se ne va informi la moglie della locazione in corso, e il gioco è fatto. Devo aggiungere altro, considerato peraltro che quel coglione manda messaggi alla tua donna, immagino dal suo telefonino?

L’alternativa è che ti affranchi dalla coabitazione professionale forzata con l’abusivo (a cui dovete addirittura nascondere la vostra relazione, altrimenti – suppongo – vi licenzia o si dedica all’extreme mobbing) e proponi alla tua partner di mettervi in proprio: sarebbe il modo più giusto ed elegante per emarginarlo e avventurarvi nella vita mettendovi alla prova. Se andasse bene (come andrà, se tra voi c’è amore e sapete rimboccarvi le maniche), prova solo a immaginare la faccia del vostro ex capo quando vi vedrà entrare in tribunale mano nella mano (nel caso, ricordati di scrivermi per raccontarmelo).

Quanto al compromesso, caro Paolo, è un elemento con cui si fanno i conti anche in amore, perché appartiene alla fisiologia della politica; e l’amore – non c’è bisogno che te lo dica io – va governato secondo criteri politici (contemperamento di interessi in conflitto, concessioni reciproche, pattuizioni). Il problema del compromesso sta piuttosto nel verbo “scendere” che solitamente lo sorregge (spesso in modo sbagliato): se scendi a compromessi, subisci; se li concordi, la faccenda è diversa. 

Detto questo, tu solo conosci le variabili e i dettagli della tua condizione: cosa fare, tocca a te e alla tua donna, che dovrà pur liberarsi dall’assedio. Cerca soltanto di non cadere nell’errore di assecondare il corso delle cose, perché questo conflitto d’interesse, oltre a far male alla relazione, abituandovi a un’accettazione forzata di un senso coatto della dipendenza economica, alla lunga nuocerà alla vostra autostima professionale.

Diego De Silva

Tutte le domeniche, sulle pagine del Mattino in edicola, lo scrittore Diego De Silva risponderà alle vostre lettere d’amore. E lo farà in un modo particolare: attraverso il suo personaggio più noto, l’avvocato Malinconico, con un piccolo racconto ispirato alle vostre vicende. Inviateci le vostre storie alla mail fermoposta@ilmattino.it o con un messaggio privato alla nostra pagina Facebook. I vostri casi saranno presto affrontati dall’avvocato Malinconico.


Domenica 12 Agosto 2018, 15:24
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Updated: 12 agosto 2018 — 15:54
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