Dalla Lombardi (M5S) alle Onlus, così Parnasi finanziava i politici



Per «ottenere i favori del mondo 5 Stelle» l’imprenditore Luca Paranasi avviò «l’attività di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi». Lo scrive il gip Maria Paola Tommaselli nell’ordinanza di custodia sull’inchiesta sullo stadio della Roma. Obiettivo era «rafforzare i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito – si legge – che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell’ambito dell’amministrazione capitolina, svolgono un ben preciso ruolo nell’approvazione nel progetto dello stadio, e crea i presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all’esito del voto».  Quanto al capogruppo M5S in Campidoglio Paolo Ferrara, nell’ordinanza si legge: «Non può non essere evidenziato come anche tale richiesta risponda, così come quella di elaborazione di un progetto di resyling del lungomare di Ostia, all’esigenza di guadagnarsi consenso e credibilità, seppure non nei confronti degli elettori, ma all’interno del Movimento».

L’imprenditore Luca Parnasi e i «suoi sodali» avrebbero «avvicinato in maniera diretta e molto spesso tramite intermediari qualificati i pubblici funzionari coinvolti a vario titolo nella vicenda al fine di ammorbidirli e indurli a un atteggiamento di favore confronti del progetto dello stadio». I «fedeli collaboratori» di Parnaso avrebbero «richiesto la mediazione dell’avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del ministero per i beni e attività culturali, al fine di avvicinare il sovrintendente Francesco Prosperetti chiamato a pronunciarsi in merito alla proposta di vincolo architettonico sulle tribune preesistenti dell’ippodromo di Tor di Valle.

Sostegno alla onlus vicina alla Lega. Nelle carte dell’indagine sullo stadio della Roma spuntano anche 250 mila euro che il costruttore Luca Parnasi, tramite una sua società, avrebbe dato all’associazione «Più Voci» considerata vicina alla Lega. In un’intercettazione Parnasi precisa che la dazione «non è stata fatta per Salvini» ma per creare «un sistema di imprenditori, appaltatori». Parlando del versamento alla Onlus Parnasi intercettato spiega che «è una cosa fatta all’epoca quando io….creare un sistema di imprenditori, appaltatori ecc. che hanno organizzato cene per conoscere….le ho fatte con Stefano Parisi, le ho fatte con Meloni….». Parlando dell’associazione, Parnasi la definisce «un comitato di professionisti di Milano, gente non legata a Salvini. Non è una roba della Lega Nord». In particolare l’indagato Parnasi, intercettato al telefono, in riferimento a questa organizzazione afferma: «questa è un’Associazione – si legge nell’ordinanza del gip – che ha valorizzato non solo la Lega ma ha valorizzato Stefano Parisi tutto il centrodestra diciamo…. a Milano ed è stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato in maniera importante no… ho organizzato cene, ho portato imprenditori, ho fatto quello che, tu mi insegni, un ragazzo di 38 anni all’epoca doveva fare per crescere a Milano..». Sui finanziamenti ad associazioni da parte di Parnasi la procura dovrà valutare se ci sono profili di natura penale.

«Se io vinco vado a fare l’assessore in Regione e sono utile». È quanto avrebbe detto il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi (Fi), parlando con l’imprenditore Luca Parnasi in una conversazione intercettata. «Come posso darti una mano? dimmi tu…» avrebbe detto in un’altra occasione Parnasi a Palozzi, ricevendo la seguente risposta «Eh! iniziami a dare una mano perché veramente io sto disperato… mi serve una mano». Alla domanda «Di quanto hai bisogno?». Palozzi avrebbe risposto: «Lasciamo perdere, di quello che si può fa. Per la campagna elettorale a me una mano serve? Cioè mi gioco il culo!» «Quanto ti costa la campagna?» avrebbe chiesto Parnasi, ricevendo la risposta: «Mi costerà 4/500mila euro… non è che costa mille lire». «Non ti lascio solo, tranquillo!», lo avrebbe rassicurato l’imprenditore.

Il ponte sul Tevere. «Questo tienilo per te». Così intimava il collaboratore di Luca Parnasi, Luca Caporilli, a chi gli faceva notare come «levando il ponte sul Tevere (dal progetto dello stadio, ndr) si crea il caos sulla via del Mare». Il ponte sul Tevere assieme al prolungamento della metro B sono le due infrastrutture per la viabilità tagliate dal progetto originario assieme alle due torri di Liebeskind. Opere di compensazione che in parte i privati avrebbero dovuto finanziare. Secondo il gip ciò testimonia di un «metodo corruttivo finalizzato a realizzare profitti al massimo grado e incurante dei danni sociali che esso provoca». Descrivendo quello che per il gip è un modus corruttivo un collaboratore di Parnasi, Mangosi, anche lui arrestato dice: «è abituato solo a questo metodo, è una mentalità italiana, anni ’80».

“Conosci gli Spada?”. «Tu che sei di quelle parti questo Roberto Spada l’hai conosciuto?». È quanto avrebbe chiesto l’imprenditore Luca Parnasi al consigliere comunale Davide Bordoni (FI) in una conversazione intercettata contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma. «Sì ma certo che li conosco! sono strozzini! Tipo Casamonica», è la replica di Bordoni intercettato. «Sì ma gente che muove affari importanti o?», chiede Parnasi e Bordoni spiega: «non credo, prima era robetta mò non so se muovono affari importanti… certo che vanno un pò gestiti… Vanno controllati, lì ci stanno tutti i palazzoni comunali! poi è una piccola parte di Ostia che quella verso il mare. Capito?».

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Updated: 13 giugno 2018 — 17:11
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