Da Calamandrei a Echenoz. Ecco i migliori libri della Fiera



Tra i mille titoli presentati a Milano ve ne consigliamo dieci. Scelti perché necessari e pubblicati da editori di frontiera

Tempo di libri, Milano: cinque giorni di fiera, 850 incontri, 1200 relatori, ma soprattutto 300 (circa) case editrici. Facciamo una media di quattro novità per sigla, arrotondiamo per difetto, risultato: mille nuovi titoli presentati al salone. Wow. Per orientarsi tra i libri appena usciti, serve una guida. La nostra. E allora ecco una personalissima top ten delle novità più interessanti, a uso dell’indeciso lettore. Con due soli criteri. Primo: provare a percorrere i sentieri degli editori di frontiera, i meno scontati, quelli che difficilmente godono della visibilità dei grandi giornali, degli inserti culturali e delle tv. Secondo: scegliere libri davvero «necessari», non di puro intrattenimento. Perché l’idea che tutti i libri siano utili, non solo è sbagliata. È pericolosa. Moltissimi libri tolgono – soldi e tempo – e pochi danno. Questi, ad esempio.

SE LE RAZZE ESISTONO

Chi si rivede: L’evoluzione dei popoli di Gustave Le Bon (1841-1931), ripubblicato da Gog editore (pagg. 152, euro 13). Dall’autore del classico Psicologia delle folle, primo testo, nel 1895, a studiare il ruolo delle folle entrate da protagoniste nella Storia, ecco il saggio, di un anno precedente, in cui il pensatore francese precede lo Spengler sulla crisi della civiltà occidentale e il Renaud Camus che denuncia il pericolo della «sostituzione» dell’Europa, travolta dalle ondate islamiche mediorientali e africane. Un testo profetico e impietoso. Che parla di razze senza essere razzista.

SE LA POLITICA È COSA BELLA

A volte si scopre che la politica non è così brutta come la si vede in tv e in Parlamento. Ad esempio quando si legge un testo come La politica non è una professione di Piero Calamandrei (1889-1956), faro dell’antifascismo e giurista sommo. Un breve articolo che doveva uscire sulla rivista Argomenti, nell’agosto 1943, ma non andò in stampa, e ora pubblicato per la prima volta dalla casa editrice Henry Beyle (pagg. 40, euro 25). Una riflessione altissima sul senso della politica come qualcosa da dare (dedizione) e non da prendere (poltrona), pensata e scritta nel momento più buio della dittatura. Quando davvero il fascismo era qualcosa di terribile e non uno spauracchio ad uso elettorale. Gioiello.

SE È QUESTIONE DI CIVILTÀ

A proposito di governo, res publica e popolo… Forse può essere utile sfogliare la vecchia biografia di Augusto, appena ripubblicata da Historia (pagg. 236, euro 18), scritta nel 1941 da Goffredo Coppola, uno dei più grandi filologi classici del ‘900 e per molti anni dimenticato dalla cultura italiana per il suo fascismo. Oggi però si può rileggere, a partire dal suo profilo dell’Imperatore Augusto (non per forza da vedere come «precursore del Duce») il quale pose le fondamenta della civiltà romana. Che è ancora, lo si voglia o meno, la nostra.

SE BISOGNA ESSERE MALEDETTI

Dalla Francia, pubblicata da Futuropolis/Gallimard, arriva in Italia un fumetto d’autore dedicato al genio di Louis-Ferdinand Céline: Il cane di Dio (Ferrogallico editrice, pagg. 94, euro 18) con testi di Jean Dufaux e disegni di Jacques Terpant. Una biografia che gioca incastrando i piani temporali ed è insieme narrazione di una vita, di un’opera e di tutta la solitudine di Céline. Un racconto di finzione che ha tutti gli elementi della verità.

SE CONTA SOLO LA LETTERATURA

Stevenson, James, Melville, Whitman, Bellow, persino Artusi, Pietro Aretino, Silvina Ocampo (e Alda Merini…). Giorgio Manganelli (1922-90), scrisse su tutto e su tutti. Leggere le sue critiche significa leggere un (bel) pezzo di storia della letteratura. E ora, per chi vuole rifarsi gli occhi con la prosa e il genio critico del «Manga», ecco la raccolta di tutte le sue recensioni, dagli anni ’40 ai ’90, nel monumentale volume Non sparate sul recensore (Aragno, pagg. 706, euro 35): un’antologia-florilegio in cui si può imparare a scrivere di libri attraverso la lezione assoluta di un lettore indefesso. Da manuale.

SE L’IMPORTANTE È DIO

Rainer Maria Rilke (1875-1926), poeta eccelso, rinnegò tutto ciò che aveva scritto in prosa. Eccetto le Storie del buon Dio. Che ora riappaiono pubblicate da La Vita Felice (pagg. 129, euro 13,50): tredici racconti «narrati ai grandi perché li ripetano ai bambini», apparsi nel 1900, tutti incentrati su un Dio – non per forza cristiano – continuamente cercato, smarrito, dimenticato, a volte nascosto, sempre atteso con speranza. Per i cercatori di senso.

SE L’IMPORTANTE È IL PASSATO

Ieri Tempo di libri si è fermato per due minuti, tutti immobili e in silenzio ad ascoltare L’infinito di Giacomo Leopardi, scritto 200 anni fa. Giusto: il poeta di Recanati è il contemporaneo di ogni futuro. Ma c’è anche un grande campione del passato da ricordare. Suo padre. Monaldo Leopardi. Del quale l’editrice Oaks ripubblica Autobiografia e dialoghetti (pagg. 262, euro 20). Oscurato dalla fama dell’erede, merita anche lui di essere riletto. La sua autobiografia, forse, è il più bel romanzo che il figlio non riuscì mai a scrivere.

SE L’IMPORTANTE È SCRIVERE

Il giornalismo della carta stampata è morto, si dice. Se così fosse, un bel requiem è andarsi a rileggere le corrispondenze inviate da Luigi Barzini al Corriere della sera, tra il 1900 e il 1901, dalle zone di guerra: Nell’estremo Oriente (Luni editrice, pagg. 346, euro 24). Anche all’epoca esistevano le fake news, anche allora la cronaca si abbelliva col romanzesco. Anche allora non sempre i giornalisti erano affidabili. Ma si scriveva meglio.

SE L’IMPORTANTE È LA BREVITÀ

Di fronte ai romanzi fiume dei post post-moderni e al profluvio di romanzi inutili, ecco un racconto breve esemplare e salutare. Lo ha scritto (nel 1988) il francese Jean Echenoz (oggi autore culto del catalogo Adelphi): s’intitola L’occupazione del suolo (Galaad Edizioni, pagg. 30, euro 8) ed è uno squisito apologo sulla nostalgia. Un bellissimo male di cui tutti soffriamo. Stilisticamente, magnifico. Esemplare.

SE L’IMPORTANTE È IL TEMPO

C’è chi predilige la letteratura, chi la scienza, chi il cinema, chi la filosofia. E chi i libri trasversali, che tagliano tutte le materie, magari persino l’anti-materia. Se siete un lettore del genere, ecco il saggio di James Gleick, Viaggi nel tempo (Codice, pagg. 258, euro 22), che da H.G. Wells fino alle nuove frontiere dell’astrofisica, ricostruisce il sogno di scrittori, registi, pensatori, scienziati (e dell’uomo comune) di varcare i confini del tempo. In compagnia di Philip K. Dick, Kurt Gödel, Proust, Dr Who, Terminator… Perché il tempo non ha mai fine. Come i libri, del resto…

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Updated: 11 marzo 2018 — 12:58
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