Corte Mosca blocca Telegram, dia chiavi accesso a 007

I servizi russi chiedono codici per decrittare messaggi
 


MOSCA – Il giorno del giudizio è arrivato. Accogliendo la richiesta dell’authority russa per il controllo delle telecomunicazioni Roskomnadzor, il tribunale distrettuale Taganskij di Mosca ha ordinato “il blocco immediato” in Russia della popolare applicazione di messaggeria istantanea Telegram che si era rifiutata di consegnare le chiavi di crittografia all’ex Kgb.
 
Il processo è durato meno di venti minuti e si è svolto in assenza del team dei difensori. Alla vigilia del dibattito, l’ad di Telegram Pavel Durov aveva infatti vietato ai suoi avvocati di partecipare per “non legittimare un processo farsa con la sua presenza”. Tra le motivazioni in aula delle autorità che ne hanno chiesto il blocco, il fatto che l’app sia molto popolare tra i terroristi che pianificano attentati. “Le informazioni distribuite su Telegram possono contenere estremismo e terrorismo e ciò può minacciare la Russia e tutti i suoi cittadini, inclusi gli utenti”, ha detto al giudice la rappresentante di Roskomnadzor Maria Smejanskaja.
 
Telegram conta 200 milioni di utenti in tutto il mondo. È la creatura di Pavel Durov, trentatreenne originario di San Pietroburgo che oggi vive in autoesilio a Londra. Il suo braccio di ferro con le autorità russe va avanti da mesi. A metà ottobre la giustizia russa aveva multato Telegram per 800mila rubli (18mila euro) per il suo rifiuto di cooperare con l’Fsb, mentre lo scorso marzo la Corte suprema aveva respinto il suo ricorso contro la richiesta di consegnare le chiavi di crittografia ai servizi ed era scattato l’ultimatum.
 
Roskomnadzor aveva dato 15 giorni di tempo all’app perché consegnasse le chiavi di crittografia “necessarie a decifrare i messaggi elettronici ricevuti, inviati o trasmessi”. Il termine è scaduto, ma Durov non ha ceduto. “Le minacce di bloccare Telegram se non fornirà i dati personali dei suoi utenti non darà risultati. Telegram difenderà la libertà e la privacy”, aveva scritto su Twitter. Durov sostiene inoltre che consegnare le chiavi di cifratura sarebbe “tecnicamente impossibile” perché le conversazioni degli utenti sono conservate su server cloud, mentre l’opzione che permette di creare una “chat segreta” non memorizza alcun dato.
 
Per Amnesty International la sentenza costituisce l’ennesimo “assalto alla libertà d’espressione online nel Paese”. Negli ultimi anni, ha ricordato il vicedirettore di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale Denis Krivosheev, “le autorità russe hanno costantemente preso di mira gli ultimi pochi spazi rimasti a disposizione per esercitare la libertà d’espressione: hanno bloccato portali che le criticavano, imposto regole draconiane sull’archiviazione dei dati e dichiarato agenti stranieri organi d’informazione registrati fuori dalla Russia”.









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Updated: 13 aprile 2018 — 11:47
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