Casaleggio si fa il tesoretto: 6 milioni dai parlamentari



Ogni eletto dovrà versare 300 euro al mese alla piattaforma Rousseau. Incasso sicuro per il guru

Le file ai Caf del Sud per chiedere il reddito di cittadinanza promesso dai Pentastellati e – ovviamente – ancora di là da venire – non si addicono a tutti. Qualcuno, in effetti, può invece già brindare per un diretto beneficio economico – mica spiccioli, circa 6 milioni di euro per tutta la legislatura – assicurato dal trionfale esito delle urne per M5s: l’associazione Rousseau, saldamente in mano a Davide Casaleggio, cofondatore insieme a Gian Roberto della stessa e, dopo la scomparsa di Casaleggio senior, uomo solo al comando.

Come è noto prima delle elezioni il Movimento si è dato un nuovo statuto e un nuovo codice etico. Quest’ultimo, in particolare, vincola gli eletti prima a utilizzare «come principale mezzo di comunicazione» per «uniformarsi agli obblighi di trasparenza e puntuale informazione dei cittadini dei cittadini e degli iscritti» sulla propria attività politica. E poi, appunto, a «erogare un contributo economico destinato al mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari» oltre che a creare un fondo di tutela legale. Al contributo sono tenuti tutti gli eletti al Parlamento italiano, a quello europeo e pure i consiglieri regionali. Quanto all’importo, spiega il codice etico, a stabilirlo provvede prima di ogni elezione il regolamento del comitato di garanzia. Quello emanato per le Politiche, che porta la data del 13 gennaio scorso, dopo aver ribadito come requisito per la candidatura l’aver accettato e condiviso totalmente «statuto e codice etico», alla lettera r) dell’articolo 6 recita: «All’atto dell’autocandidatura, ogni candidato si impegna, qualcosa la sua candidatura dovesse essere accettata, e successivamente risultasse eletto alla Camera o al Senato, a onorare quanto previsto dall’articolo 5 del Codice Etico ed erogare un contributo mensile di euro 300 destinato al mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari».

Dunque 300 euro al mese. Che, moltiplicati per i 339 neoeletti pentastellati fa la rispettabile cifra di 101.700 euro ogni 30 giorni, oltre 1,2 milioni l’anno, circa 6 milioni di euro per l’intera legislatura. Anche al netto dell’eventuale quota per lo «scudo della rete», ossia il fondo destinato alla tutela legale, parliamo di un flusso di denaro assicurato all’associazione che controlla M5S (e che è controllata da Casaleggio junior) di tutto rispetto. Il primo, vero, sicuramente applicabile – e con piena copertura finanziaria, assicurata dallo stipendio dei parlamentari, quindi con soldi pubblici – «reddito di cittadinanza», insomma, è destinato a foraggiare la scatola societaria del cosiddetto «sistema operativo» del Movimento, Rousseau. Uno vale uno, ma qualcuno ha una corsia privilegiata. Anche perché l’autotassazione assicura soldi rapidi per l’associazione di Davide Casaleggio. Mentre trovare i 15 miliardi di euro che il Movimento stima siano necessari a garantire il reddito di cittadinanza a nove milioni di italiani poveri promette di essere un compito un po’ più complicato.

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Updated: 10 marzo 2018 — 21:32
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